MARCO CIAMEI
C’è un popolo silenzioso eppure vivo, nascosto ma non rabbuiato, deriso però sempre lì, imperterrito, testardo nel credere in alcuni valori “di una volta”. Ops, ci è scappato “una volta”. E così già partiamo male, perché tutto ciò che è vecchio non tira più, non rende, va cambiato. Semmai: cosa ci proponi di nuovo, che spacca, che rompe le regole dell’ordinario? Sembra essere questa la domanda che tanti di noi si sentono fare o, magari, fanno agli altri. Il nuovo, il diverso, ciò che fa saltare gli schemi.
Eppure, pensiamoci un attimo: cosa oggi risulta più stonato rispetto alla melodia monocorde che impone la tirannia del gruppo, del “oggi si fa così”? Cosa disturba più le coscienze? Cosa, soprattutto, fa saltare dalle sedie i nostri amici, i quali al solo sentire una certa parola strabuzzano gli occhi quasi prendendoci dei marziani?
Di cosa parliamo? Semplice. L’accettate una simpatica sfida? Provate a fare questo semplice esperimento: siete in compagnia degli amici, magari compagni di scuola o di corso; si parla del più o del meno, forse non si sa neanche di che parlare; quando tutto sembra scontato, tranquillo, noioso; bene, provate a fare una semplice domanda. Eccola: “Dai, ragazzi, perché non parliamo di castità?!”. Avete mai visto (su youtube magari) quei video che riportano immagini di esplosioni nucleari? Beh, l’effetto non sarà molto diverso. Un fulmine a ciel sereno colpisce di meno (ehm, scusate la rima!).
Ma perché mai? Castità, lo sanno tutti cosa è … o no?Sappiamo di che si parla … o no?, sembra quasi una parolaccia: «Castità!». Beh, c’è da dire che lo diventa eccome se viene ridotta a regola, a obbligo morale, a strumento per non rischiare (sic!) una gravidanza. Ecco che quella parola perderà ogni significato alle orecchie di giovani ben vaccinati ad ogni cosa che si avvicini lontanamente ad un concetto etico/morale.
Ennò. Noi crediamo nella castità non tanto perché ciò è buono, perché ciò è giusto; anche per quello, certo, ma soprattutto perché l’amore casto è bello, e “La bellezza salverà il mondo”, diceva Giovanni Paolo II, e queste parole non risultano scontate in un tempo in cui “il bello è brutto e il brutto è bello” (è l’esclamazione delle streghe all’inizio del Macbeth)! Oggi non ci seguono se parliamo di giusto, ma ragazze (soprattutto) e ragazzi (anche loro fidatevi) accolgono volentieri le nostre parole se sappiamo riempirli di cose belle. C’è sete di bellezza!
E perché la castità sarebbe bella? E beh, qui o uno trova davvero bella la castità o non verrà ascoltato nemmeno dal chierico più puro! O ami i fiori, o è inutile che provi a convincere qualcuno a curarne uno. O sei convinto della bellezza di una ragazza, o chi mai ti riterrà un uomo fortunato davanti alle tue fantasmagoriche descrizioni?
È il cuore che convince, e per cuore intendiamo l’anima, la parte profonda di noi stessi, quella zona così delicata che richiede rispetto e attenzione, serietà e rigore. Essì, tutte cose che mancavano a chi vi scrive il giorno in cui, al liceo, la prof. di religione, che ci conosceva bene, dopo essere entrata, con una voce soave ha chiesto “Alzi la mano chi di voi è contrario ai rapporti prematrimoniali” (che le avrei fatto!). Eccola lì, una sola mano levata in mezzo a quasi trenta giovincelle e giovincelli nel pieno delle ben note tempeste ormonali dell’adolescenza. Inutile dirvi la potenza di fuoco a cui chi vi scrive ha dovuto far fronte; non è inutile, invece, dirvi quanto deboli e spuntate fossero le mie armi. La castità era un valore da difendere, ma mai entrato in quel cuore di cui parlavamo prima: mai affrontato con serietà e rigore, mai rispettato davvero.
Castità significa “dare” tutto solo dopo che hai “detto” tutto. Tutto e per sempre, non una parte e in modo precario. Chi di noi desidera un amore parziale, magari al 63 percento? C'è forse qualcuno che aspira ad amare in modo incompleto?
E diciamocela la verità una buona volta! Tutti cerchiamo l’amore, quello vero, quello che completa, che appaga. Tutti vogliamo offrire solo questo tipo di amore e cerchiamo chi meriti tutto questo: fatichiamo, aspettiamo, ci scervelliamo, tutto sempre per capire dove si trovi questo “lui”, questa “lei” che merita tutto di noi stessi; qualcuno che sia anche capace di amare noi allo stesso modo.
Castità, per concludere, non è altro che saper attendere un «sì», ma non uno qualsiasi.
E’ un «sì» ad un amore per sempre, in cui davvero si può “dare” tutto in accordo con il proprio “dire” tutto.
E’ una promessa, un progetto di vita insieme, tutta la vita, per sempre. E’ dire sì non ad un’astratta morale, ma ad una persona, così com’è realmente e non come ci illudiamo che sia.
Ecco la vera rivoluzione: ecco quelli che credono all’amore, quello vero, quello bello … quello casto!
Marco Ciamei è il responsabile del gruppo Facebook "Quelli che... l'amore casto è il più bello!" Iscrivetevi numerosi!
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